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Gorgogliano senza sosta ed eruttano acqua salata, idrocarburi, metano (oltre il 90%), anidride carbonica e altri gas in bassi valori percentuali. Sono i «vulcanelli di fango» o «barboj», come preferiscono chiamarli le persone del luogo, per il caratteristico borbottio che producono quando l’acqua risale dal terreno argilloso.
Si tratta di un fenomeno geologico curioso, forse ancora poco studiato, che da secoli cattura l’attenzione di persone di tutte le età. In passato l’acqua eruttata dai vulcanelli di fango (salse) era ritenuta medicamentosa, come testimoniano scritti del XVII secolo del medico Girolamo Zunti. Se si eccettuano gli affioramenti di Bazzano nella provincia di Parma ci sono due siti attivi, a Torre di Traversetolo e a Rivalta di Lesignano Bagni. I «vulcani di fango», nel parmense, alti da pochi centimetri a circa un metro, possono avere anche un carattere esplosivo con il lancio in aria di materiale argilloso misto a gas e acqua.